Sei primo su Google e l’AI non ti nomina

Il sito è primo su Google per le parole giuste, il traffico c’è, ma le richieste in ingresso sono ferme da mesi. È una situazione che nel B2B industriale si sta ripetendo spesso, e la spiegazione non sta nel posizionamento: sta nel fatto che una parte della valutazione dei fornitori è migrata dentro le conversazioni con le AI, dove nessuno vede la vostra posizione in classifica. Chi vi cerca oggi chiede prima a ChatGPT / Claude / Gemini o Perplexity, e arriva su Google solo per verificare i tre nomi che ha già ricevuto.

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In breve

Essere primi su Google non garantisce di essere citati da un’AI. Un motore ordina pagine, un modello deve poter attribuire un’affermazione: se il catalogo è in un PDF, i dati stanno nelle immagini e l’azienda si descrive con formule generiche, non c’è niente da citare. Contano entità precise, dati strutturati, coerenza tra le fonti e menzioni esterne. Per capire come state messi bastano cinque minuti: chiedete a un’AI quello che chiederebbe un vostro cliente.

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Google legge il sito, un modello legge quello che riesce a estrarre

Un responsabile acquisti deve trovare un fornitore di guarnizioni tecniche per alte temperature. Non apre Google. Apre ChatGPT e scrive esattamente quello che gli serve, in italiano, con le condizioni di esercizio.

Riceve tre nomi. Nessuno dei tre è la vostra azienda.

Il fatto curioso è che se la stessa persona avesse cercato su Google, il vostro sito sarebbe comparso in prima pagina. Magari primo. Il posizionamento c’è, il traffico anche, e le richieste in ingresso sono ferme da mesi senza che nessuno riesca a spiegarsi perché. Non è una penalizzazione, e non è un problema nuovo di SEO. È che una parte della valutazione dei fornitori si è spostata a monte, in una conversazione dove nessuno vede la vostra posizione in classifica.

La differenza è più profonda di quanto sembri. Un motore di ricerca indicizza pagine e le ordina: anche se una pagina è confusa, se ha abbastanza segnali esterni finisce comunque in alto, e poi decide l’utente. Un modello linguistico non ordina niente, deve dire una cosa, e per dirla ha bisogno di poterla attribuire con ragionevole sicurezza.

Se il vostro sito dice che siete leader nel settore, quel testo non è utilizzabile. Se dice che producete valvole di sicurezza secondo EN 4126 per applicazioni criogeniche, e lo dice in una pagina che parla di quello, quel testo è citabile. Un modello lo può riportare a qualcuno che ha chiesto proprio quella cosa. È il motivo per cui aziende con siti modesti vengono citate mentre siti bellissimi restano fuori: non conta quanto è curato, conta quanto è estraibile e attribuibile.

Le tre cose che vi rendono invisibili

Nella maggior parte dei siti industriali il problema è uno di questi tre, e spesso tutti e tre insieme.

Il catalogo non è nel sito. È in un PDF scaricabile, oppure dietro un login, oppure su un sottodominio scollegato dal resto. Da fuori sembra tutto a posto, il catalogo c’è. Ma se i codici, le specifiche e le applicazioni non stanno in pagine leggibili, per un modello quel catalogo non esiste. Avete migliaia di prodotti e ne siete descritti come se ne aveste zero.

I contenuti stanno dentro le immagini. Le schede tecniche fotografate, i valori nelle infografiche, la storia aziendale raccontata in un video. È materiale ottimo per una persona e inutile per un sistema che deve estrarre testo. Su molti siti industriali il contenuto più prezioso è proprio quello meno leggibile.

L’azienda si descrive in modo intercambiabile. “Partner affidabile”, “soluzioni su misura”, “qualità e innovazione”. Sono frasi che potrebbero stare sul sito di un vostro concorrente senza cambiare una parola. Un modello che deve rispondere a “chi produce X per il settore Y” non ha niente da pescare, perché la vostra pagina non contiene X né Y.

Cosa guarda davvero un modello per decidere chi nominare

Non c’è una classifica e non c’è un pulsante. Ma i segnali che contano si riconoscono, e sono quattro.

Le entità nominate. Un’azienda esiste per un modello se è collegata a cose concrete: settori serviti, normative, certificazioni, clienti, applicazioni. Più il grafo attorno al vostro nome è denso e preciso, più siete recuperabili quando qualcuno chiede una di quelle cose. Un sito che nomina i comparti in cui lavora davvero vale più di uno che dice di servire ogni settore.

I dati strutturati. Sono le informazioni che dichiarate in un formato che le macchine leggono senza interpretare: cosa siete, cosa fate, di chi parlate, dove operate. Non sostituiscono il contenuto, ma tolgono ambiguità a quello che c’è. Su questo Artwork ha costruito strumenti proprietari, e ne parliamo nel dettaglio nella pagina sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei siti aziendali.

La coerenza tra le fonti. Se il sito dice una cosa, LinkedIn un’altra e le directory di settore una terza, il modello ha tre versioni della stessa azienda e nessuna che prevalga. Nome, descrizione, settori e recapiti devono coincidere ovunque. È un lavoro noioso e vale più di molte ottimizzazioni tecniche.

Le menzioni esterne. Un’azienda citata solo dal proprio sito è un’affermazione. Un’azienda citata da fornitori, clienti, associazioni di categoria e stampa tecnica è un fatto. Nel B2B industriale questo è più semplice che altrove, perché il tessuto di relazioni esiste già: spesso è solo questione di renderlo visibile online.

Provate adesso, ci vogliono cinque minuti

È la parte che consigliamo sempre prima di qualsiasi intervento, e non richiede strumenti. Aprite ChatGPT, Perplexity o Gemini e fate la domanda che farebbe un vostro cliente. Non “chi è [nome azienda]”, che è troppo facile. Fate la domanda vera: chi produce [componente] per [settore] in Italia?

Poi guardate tre cose.

Vi nominano? Se sì, avete già una posizione da difendere. Se no, sapete da dove partire.

Come vi descrivono? Questa è la risposta più utile di tutte. Capita spesso che un’azienda industriale venga descritta come qualcosa che non è più da anni, o con un’etichetta troppo generica che la mette nel calderone sbagliato. È un’informazione che nessun report SEO vi darà mai.

Chi nominano al vostro posto? Guardate i loro siti. Non è detto che siano più bravi di voi: quasi sempre sono semplicemente più leggibili.

Rifate la stessa domanda in inglese, se esportate. Le risposte cambiano, e per molte aziende italiane cambiano parecchio.

Il GEO non sostituisce la SEO, la estende

Da qualche mese si legge ovunque che il GEO è il nuovo SEO, come se fosse arrivato qualcosa a rimpiazzare il lavoro fatto finora. La formula è comoda ma dice una cosa imprecisa, e in azienda genera la decisione sbagliata.

La generative engine optimization non è una disciplina separata con altre regole. È lo stesso lavoro portato più in profondità: contenuti che rispondono a domande reali, struttura che chiarisce di cosa parla ogni pagina, dati che tolgono ambiguità, coerenza tra quello che dite di voi in tutti i posti in cui lo dite. Un sito ottimizzato bene per la ricerca generativa si posiziona meglio anche su Google, perché i due sistemi premiano la stessa cosa: chiarezza verificabile.

Spiego meglio. Nessuno deve rifare il sito perché è arrivata l’AI. Chi lo aveva costruito bene si trova avanti, chi lo aveva costruito come una brochure si trova indietro, esattamente come succedeva prima. È cambiata la severità del giudizio, non il criterio.

Da dove si parte

Dal catalogo, o dai settori quasi sempre e se i vostri prodotti stanno in un PDF o dietro un accesso, portarli in pagine leggibili è l’intervento che cambia di più, cambia anche il posizionamento organico.
Tutto il resto esiste e viene dopo, ad esempio si continua dalla descrizione dell’azienda: sostituire le formule intercambiabili con quello che fate davvero, per quali settori, con quali certificazioni. Arriva poi la coerenza tra le fonti, che costa poco e vale moltissimo.

Artwork realizza siti e portali per aziende industriali e manifatturiere, con architetture di catalogo pensate perché siano leggibili sia dai buyer sia dai sistemi che li assistono. Se volete capire come si struttura un progetto di questo tipo, ne parliamo nella pagina sui siti web per aziende industriali e settore B2B. Ma prima fate la prova dei cinque minuti. Qualunque cosa decidiate dopo, quella risposta vi dice da dove state partendo.

Domande su come farsi citare dalle AI

Quello che ci chiedono più spesso le aziende dopo aver fatto la prova dei cinque minuti.

Come faccio a sapere se un'AI cita la mia azienda?

Chiedendoglielo, ma nel modo giusto. Non "chi è [nome azienda]", che porta il modello a cercare quel nome e a trovarlo comunque. Fate la domanda che farebbe un cliente: chi produce quel componente, per quel settore, in Italia. Ripetetela su ChatGPT, Perplexity e Gemini, perché usano fonti diverse e rispondono in modo diverso. E rifatela in inglese se esportate.

Le AI leggono il sito in tempo reale o usano dati vecchi?

Serve un plugin o uno strumento specifico per farsi citare?

Il nostro catalogo è in PDF. Basta caricare i file sul sito?

Quanto tempo ci vuole per vedere un cambiamento?

Vale la pena investirci adesso o è presto?

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